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STATISTICHE
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Superficie e altitudine dei Comuni della Rete Unitaria
Il Comune di Brindisi ha, naturalmente, la superficie territoriale più grande: 328,55 kmq (quasi 33.000 ettari); seguito da Ostuni, con 223,77 kmq; Ceglie Messapica, con 130,33. I Comuni più piccoli sono Torchiarolo, con 32,10, che è il Comune col minor numero di abitanti della provincia (poco più di 5.000); da Villa Castelli, con 34,57 kmq, che si staccò dal Comune di Francavilla nel 1926, l'anno prima dell'istituzione della provincia. |
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Per inciso, può interessare sapere che i nomi di alcuni Comuni erano più brevi prima dell'Unità d'Italia; infatti, fino al 1862 Cellino San Marco era semplicemente Cellino e San Pancrazio Salentino solo San Pancrazio; fino al 1864 Ceglie era denominata semplicemente così. Più complessa la storia dei nomi di San Vito dei Normanni: era San Vito de' Mauri nel XIII sec., Santovito degli Schiavoni nel XVII sec. (poi abbreviato in Santovito degli Schiavi), infine semplicemente San Vito prima di assumere, nel 1863, l'attuale nome (per ricordarne il fondatore, Boemondo il Normanno, che fece costruire nell'XI secolo la torre quadrata tuttora esistente). |
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È anche interessante rilevare le differenze di altitudine esistenti nella provincia. I Comuni collinari sono: Cisternino, Ostuni, Ceglie Messapica e Villa Castelli, poiché superano nel punto più alto i 300 metri. Sono pianeggianti gli altri Comuni. L'altitudine massima della provincia, 414 metri, è sulla Selva di Fasano, in un'area non abitata; mentre le località abitate più alte sono quelle di Marinelli, una delle contrade di Cisternino, con 396 mt, e il centro cittadino (dov'è la casa comunale) di Cisternino, con 393 mt. Il secondo centro cittadino più alto è quello di Ceglie, con 298 mt, seguito da Ostuni con 218. Le località abitate più vicine al livello del mare sono invece Villanova e Diana Marina (due e tre metri rispettivamente, nel territorio di Ostuni), Torre Santa Sabina (tre mt, nel territorio di Carovigno) e Lendinuso (tre mt, nel territorio di Torchiarolo).
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Agricoltura: Una provincia a marcata vocazione vinicola
Sono circa 25.000 gli ettari della provincia investiti a vite per la produzione di uva da vino e da tavola, come si rileva dai dati dell'ultimo Censimento Generale dell'Agricoltura, elaborati dal Settore Studi e Statistica della Provincia. Gli ettari coltivati ad uva da vino sono 22.339,22 (quasi il 90 %) e, di questi, 928,68 ettari producono vini DOC e DOCG (a denominazione di origine controllata e di origine controllata e garantita). Tali vini più pregiati derivano soprattutto dai vitigni Verdeca (269,12 ettari), Negro amaro (210), Bianco d'Alessano (173,78), Malvasia nera di Brindisi (67 ettari), Chardonnay (40,75), Montepulciano (22,27), Ottavianello (14,82), Lambrusco grasparossa (14,31), Impigno (14,14), Malvasia nera di Lecce (12,50) e altri coltivati su superfici minori.
Gli ettari utilizzati in viti per altri vini (non DOC o DOCG) sono ben 21.410,54; e i vitigni - in ordine decrescente d'importanza - sono Negro amaro (14.317,77 ettari). Malvasia nera di Brindisi (2.295,20), Primitivo (788,18), Ottavianello (728,08), Verdeca (404,08), Malvasia bianca (362,92), Sangiovese (301,80), Impigno (280,22), Bianco d'Alessano (225,45), Francavidda (189,64) e moltissimi altri, tra i quali Abbuoto, Barbera bianca, Chardonnay, Garganega, Lambrusco, Malvasia, Montepulciano, Mostosa, Sauvignon, Trebbiano d'Abruzzo e toscano. |
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La superficie investita a viti per uva da tavola è di 2.597,62 ettari, e il vitigno notevolmente preferito è Regina dei vigneti (ben 1.980,43 ettari); seguito da Italia (211,76), Regina (178,85), Cardinal (51,27), Moscato d'Amburgo (44,66), Perlona (44), Zibibbo (18,35) e altri ancora. Una coltivazione che si sta ora sviluppando soprattutto nelle campagne di Oria e Francavilla e comuni limitrofi.
Nel complesso della regione, la provincia di Brindisi ha una vocazione vitivinicola particolarmente accentuata: più di un sesto della superficie regionale coltivata a viti si trova in provincia di Brindisi, che rappresenta in superficie appena un decimo della Puglia. È evidente soprattutto la vocazione per l'uva da vino, che ha tradizioni millenarie; perché l'uva da tavola vede - com'è noto - la netta predominanza della provincia di Bari (in cui il vitigno "Italia" è senz'altro preferito ai vitigni "Regina e Regina dei vigneti"). In totale, rispetto ai nostri 24.936,84 ettari coltivati a vigneto, l'intera Puglia ne ha 144.037.
Un ultimo dato di particolare interesse è l'età delle viti: quasi la metà ha più di vent'anni, ciò che significa una produzione di migliore qualità anche se in minore quantità. Vi è da dire, però, che spesso il ringiovanimento delle viti si rende necessario a causa dei danni provocati alle piante dai mezzi meccanici, coi quali sempre più di frequente si sostituisce il lavoro dell'uomo, più costoso ma anche più accurato e rispettoso delle coltivazioni. L'età massima delle nostre viti non supera di regola i 40 anni, quando nel passato si arrivava anche al secolo di vita. Il futuro dell'agricoltura in provincia di Brindisi è più che mai legato al miglioramento della qualità dei prodotti (vino, olio, ortaggi) e alla ricerca dei mercati capaci di assorbirli nel lungo periodo; utilizzando a questo scopo le esperienze e i "contatti" che hanno consentito alla provincia di Bari di espandersi nel Centro e Nord Europa e di fare della sua agricoltura un'attività altamente redditizia. Si tratta in definitiva di integrarsi - nel reciproco interesse - in una realtà più felice della nostra, con un accordo di programma tra istituzioni e associazioni di produttori simile a quello che si è proposto di risolvere il problema dell'Università. |
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Le infrastrutture
È molto buona, in rapporto a quelle delle altre province italiane (anche del Nord e del Centro), la dotazione infrastrutturale della provincia. È ciò che si rileva da una recente ricerca (ottobre 2001) svolta dall'Istituto Gugliemo Tagliacarne e dall'Unioncamere, l'Unione delle Camere di Commercio Italiane, sulla base di ben dieci tipologie: sette di tipo economico (strade, ferrovie, porti, energia-acqua-ambiente, telecomunicazioni, servizi bancari e alle imprese) e tre di tipo sociale (cultura, istruzione, sanità). La ricerca, riferita alla fine degli anni Novanta, ha tenuto conto non solo dell'aspetto quantitativo ma - ciò che è più importante - anche della qualità delle infrastrutture, e comunque sempre in relazione alla domanda potenziale.
Con tutti i limiti che tali ricerche hanno, quando ritengono di poter sintetizzare in alcuni numeri indice una realtà complessa e dagli aspetti molteplici, pur tuttavia è necessario riportare i risultati dell'indagine; che ha il pregio di dare una rappresentazione immediata delle infrastrutture delle province italiane, consentendo utili raffronti, e senz'altro più tempestiva rispetto a quella che potrebbe derivare da un'analisi più approfondita. |
Innanzitutto, anche nell'ambito delle infrastrutture esiste il dualismo Nord-Sud, con divari enormi tra le prime province in graduatoria (Trieste, Livorno, Genova, Venezia) e le ultime (Potenza, Matera, Nuoro). Queste ultime sono precedute dalle province di Sondrio e Aosta, penalizzate dalla mancanza di porti e aeroporti e da ridotte reti ferroviarie e stradali, che godono comunque di una situazione di generale benessere economico e sociale.
A livello regionale sono la Liguria, il Lazio, la Lombardia, le regioni più favorite, proprio - ma non solo - per la presenza di infrastrutture importanti come porti, aeroporti, reti stradali e ferroviarie; le regioni ultime in graduatoria sono quelle isolate: il Molise, la Valle d'Aosta, la Basilicata. |
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A livello di aree più grandi, il Centro del Paese gode della situazione migliore, per merito soprattutto delle istituzioni culturali, delle reti ferroviarie e del grande aeroporto di Roma-Fiumicino; il più sfavorito è invece il Mezzogiorno, in particolare per ciò che riguarda le istituzioni culturali, le infrastrutture sanitarie, i servizi bancari e alle imprese, il settore dell'energia-acqua-ambiente e le telecomunicazioni. In compenso, il Sud si caratterizza per una buona dotazione di porti, in cui è superata solo dal Nord-Est.
Nella graduatoria provinciale di tutte e dieci le tipologie di infrastrutture, Brindisi si trova al 38° posto su 103 province, con un numero indice di 98,3 rispetto a quello medio nazionale di 100; ed è seconda in Puglia alla sola provincia di Taranto (33° con il numero indice di 103,5). La provincia di Bari è al 47° posto con 92,2; quelle di Lecce e Foggia al 75° posto con 72,4 e 92° con 57,7, rispettivamente. |
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La dotazione infrastrutturale della provincia, in particolare, è ottima - in relazione sia alla media nazionale che alle altre quattro province pugliesi - per l'aeroporto e il relativo bacino di utenza (numero indice di 171,8, rispetto a quello medio regionale di 43,6 e a quello nazionale di 100); per la rete ferroviaria (numero indice di 163,5 rispetto a 110,1 regionale); per il porto e il suo bacino di utenza (131 rispetto a 104,2 regionale, ma la provincia di Taranto ha - per il suo porto - l'altissimo indice di 327,5); per gli impianti e le reti energetico-ambientali (numero indice di 107,2 rispetto a 80 regionale); per le strutture e le reti per la telefonia e la telematica (numero indice di 73,6 rispetto a 68,2 regionale).
La dotazione infrastrutturale è invece inferiore rispetto alla media regionale per le strutture sanitarie (numero indice di 89 rispetto a 107,2 regionale), le strutture per l'istruzione (78,6 rispetto a 97,1 regionale), per la rete stradale (60,9 rispetto a 79,4 regionale), le reti bancarie e di servizi vari (56 rispetto a 64 regionale) e le strutture culturali e ricreative (42,4 rispetto a 48,7).
Uno sguardo alla realtà più vicina a noi, quella delle altre quattro province pugliesi. La provincia di Bari è favorita soprattutto per le strutture sanitarie (148,6), quelle per l'istruzione (125,1) e per la rete ferroviaria (109,9); la provincia di Lecce dispone di buone strutture per l'istruzione (115,5); quella di Taranto è molto favorita dal porto (327,5), come si è visto, ma anche per gli impianti e le reti energetico-ambientali (118,4); quella di Foggia dispone di una buona rete ferroviaria (116,1) e stradale (100,1). |
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A livello nazionale, le province della nostra regione sono sfavorite soprattutto per gli aeroporti, con numeri indice bassissimi per Lecce e Foggia (14,4 e 19,9 rispettivamente, e una media regionale di 43,6, sulla quale influisce moltissimo il nostro ottimo indicatore di 171,8); per le strutture culturali e ricreative, con indicatori bassissimi per Foggia e Taranto (25,6 e 25,9 rispettivamente, e una media regionale di 48,7); e per le reti bancarie e di servizi vari, con un indicatore basso soprattutto per Foggia (32,8) e una media regionale di 64 (la provincia di Brindisi con 56 è poco al di sotto).
È interessante osservare che, escludendo dall'analisi i porti, che possono influire in maniera enorme sugli indicatori (il porto di Trieste, per fare un esempio, ha un numero indice di 1.741,8 per merito del suo vastissimo bacino di utenza; e quello di Livorno ha, per lo stesso motivo, 1.037,5), la provincia di Brindisi è prima nella regione con un numero indice di 94,7, seguita da vicino dalla provincia di Bari (94,1) e, a distanza, da quelle di Taranto (78,6), Lecce (74,6) e Foggia (58,4). |
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Si tratta nel complesso di ottime infrastrutture, in particolare per ciò che riguarda le potenzialità e i bacini di utenza del porto e dell'aeroporto, entrambi strategici per l'attuazione di un sistema di trasporti efficiente, oltre che compatibile con le esigenze di tutela dell'ambiente. La stessa Unione Europea, ad esempio, sostiene e promuove il trasporto marittimo a corto raggio sia per decongestionare il traffico terrestre e ridurne l'impatto ambientale e renderlo una valida ed economica alternativa a quello su strada, sia per offrire agli utenti un servizio senza soluzione di continuità dal luogo di partenza alla destinazione finale. È necessario anche inserire il nostro aeroporto nell'attuale tendenza allo sviluppo del traffico aereo: nel 2000 vi è stato un incremento di passeggeri trasportati sulle rotte nazionali ed internazionali del 12,6 % rispetto all'anno precedente, per merito - si ritiene - del passaggio dal regime di monopolio a quello di concorrenza, che sta portando a una sensibile riduzione delle tariffe. Ma è tutto il settore dei trasporti, marittimo, aereo, stradale, ferroviario, che tende a crescere per vari motivi: il processo di integrazione europea, che spinge le imprese ad estendere il loro raggio di azione; i muovi metodi di produzione fondati sulla riduzione delle merci in deposito (just in time), che richiedono trasporti rapidi ed efficienti; la necessità di cercare lavoro in aree anche lontane dalla propria residenza, in ambito nazionale ed europeo. |
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